Eleutheros

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Mi chiamo Fabrizio de Francesco (per saperne di più su di me clicca qui) e questo è il mio blog: l'ho chiamato Eleutheros, una parola che, in greco antico (ἐλεύθερος), significa semplicemente "libero". Vuole essere una pagina dedicata all'approfondimento di questioni di attualità, di temi politici, giuridici, filosofici, ed allo scambio di idee fra persone libere; l'ho creata dopo l'esperienza delle primarie del centro-sinistra del 2012, quando ho sostenuto la candidatura di Matteo Renzi, come Coordinatore del Comitato "Per i diritti... con Matteo Renzi". La psssione per la politica suscitata da quell'esperienza non è finita e ora, oltre che socio fondatore, sono Vice-Coordinatore dell'Associazione "Adesso! Torino" e scrivo sul blog


www.ateniesi.it


"
Noi Ateniesi siamo 'gli entusiasti' della Leopolda. Partiamo da Torino, ma con noi abbiamo amici di tutta Italia e connazionali che vivono all’estero. Siamo Democratici, di quelli che lo erano ancora prima che nascesse un partito con quel nome. Rubando tempo alla nostra vita, ai nostri affetti e al nostro lavoro, abbiamo sostenuto con impegno Matteo Renzi alle primarie del 2012. Ma non siamo 'ufficiali'. Vogliamo continuare a presentare e discutere il nostro modello di sinistra 'laica' e riformista, aperta, ambiziosa e progressista. Ci siamo associati in 'Adesso! Torino'. Siamo una parte, non il tutto. Più fluidi che organizzati. Abbastanza social. Restiamo convinti che il meglio debba ancora venire".

Clicca qui per scaricare il
"Manifesto degli Ateniesi"



Pericle: L’elogio di Atene democratica
Il nostro sistema politico non compete con istituzioni che sono vigenti altrove. Noi non copiamo i nostri vicini, ma cerchiamo di essere un esempio. Il nostro governo favorisce i molti invece che i pochi: per questo è detto una democrazia. Le leggi assicurano una giustizia eguale per tutti nelle loro dispute private, ma noi non ignoriamo i meriti dell’eccellenza. Quando un cittadino si distingue, allora esso sarà, a preferenza di altri, chiamato a servire lo stato, non come un atto di privilegio, ma come una ricompensa al merito, e la povertà non costituisce un impedimento … La libertà di cui godiamo si estende anche alla vita quotidiana; noi non siamo sospettosi l’uno dell’altro e non infastidiamo il nostro prossimo se preferisce vivere a suo modo… Ma questa libertà non ci rende anarchici"

(Tucidide, II, 37-38)




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Speciale Cina


Sono convinto che l'approccio dell'Occidente nei confronti della Cina debba radicalmente cambiare e che sia necessario contrastare e contenere con ogni mezzo l'ascesa della potenza asiatica. Per questo dedico una sezione apposta del mio Blog a questo tema.


I rapporti fra Cina e Stati Uniti

Pubblicato da Emilia Maria Pezzini in Geopolitica - Cina23/9/2013

Ospito con grande piacere il secondo articolo su questo Blog di Emilia Maria Pezzini, esperta di questioni cinesi sulla testata online dailySTORM.


"Le relazioni tra le maggiori potenze economiche del mondo – gli Stati Uniti, l’Europa e la Cina – saranno in una fase di transizione nel 2013" ha dichiarato alla fine dell’anno scorso Daniel Franklin, editore della rivista del The Economist "The World in 2013", aggiungendo che "il cambiamento delle leadership politiche ne è una grande ragione". L’"epilogo" del 2012, infatti, era stata la rielezione di Barack Obama seguita a distanza di pochi giorni dal XVIII Congresso del Partito Comunista durante il quale Xi Jinping è stato designato come nuovo Presidente della Repubblica Popolare Cinese.

Sempre secondo Franklin, il rapporto tra il nuovo leader della Cina Xi Jinping e il Presidente Barack Obama "adesso è assolutamente quello cruciale per la politica globale
". Già nel 2009 Obama, consapevole del valore negli equilibri internazionali dell’ascesa del colosso asiatico, ha manifestato l’intenzione di migliorare le relazioni sino-americane attraverso un approccio più conciliante e pragmatico e per questo ha nominando Jon Huntsman Jr., allora Governatore dello Utah, come Ambasciatore Americano in Cina, convinto che l’esperienza repubblicana e la capacità di parlare fluentemente la lingua cinese mandarina lo rendessero "l’uomo giusto". Xi, dal canto suo, sin dalla fine degli anni Novanta ha dimostrato scelte politiche con un indirizzo molto più aperto all’estero rispetto ai suoi colleghi all’interno del PCC, non solo per attrarre investimenti stranieri, ma anche per dare alla Cina un nuovo volto nel Mondo. Significativamente, non appena è stato nominato egli ha provveduto a programmare alcune visite di Stato in altre Nazioni e soprattutto negli Stati Uniti, dove si è recato il 7 Giugno scorso, quando ha intrattenuto un meeting informale con Obama presso il ranch Mirage, a Sunnylands, in California.

Tra Cina e U.S.A., però, si è avvertito per decenni un clima di reciproca "diffidenza" difficile da mettere da parte in pochi mesi. Tanto per fare un esempio, solo poche settimane prima dell’elezione di Xi Jinping, il New York Times
ha inflitto un brutto colpo alla dirigenza cinese e al Primo Ministro uscente Wen Jiabao, pubblicando un’inchiesta (immediatamente censurata in Cina) riguardo ad enormi ricchezze accumulate dalla sua famiglia in maniere più o meno lecite che sembrava voler sollevare il tema della corruzione della classe politica della Repubblica Popolare. Ma le reciproche accuse tra i due paesi non si limitano alle pagine dei giornali e a questo genere di "pettegolezzi" e toccano argomenti ben più delicati, molti attivisti cinesi (tra cui Chen Guangcheng), ad esempio, sono tutt’ora rifugiati negli Stati Uniti, da dove lanciano campagne di denuncia contro il Governo di Pechino e per la tutela dei diritti umani (ne avevamo parlato proprio in questo blog: clicca qui).

Le tensioni, le divergenze e soprattutto i conflitti di interessi tra Cina e U.S.A. sono ancora sentiti in moltissimi ambiti. Una tra le prime questioni messe in evidenza nel rapporto di Franklin di fine 2012 è l’importanza del partenariato commerciale che intercorrono tra le due superpotenze, che nel 2012 hanno avuto scambi per un valore totale di 503 miliardi di dollari. L’occhio di Franklin si è dimostrato particolarmente lungimirante a questo riguardo e in breve le sue parole hanno trovato conferma: a Febbraio, infatti,
la Cina ha soffiato agli Stati Uniti un primato che questi ultimi detenevano fin dalla fine della Seconda Guerra Mondiale, divenendo la maggiore potenza mondiale in termini di quantità complessiva di importazioni ed esportazioni di merci. Il 6 Settembre, in un nuovo incontro tra Obama e Xi Jinping a San Pietroburgo, questo argomento è stato nuovamente affrontato dai due Presidenti, e Xi ha affermato che lo sviluppo sano e sostenibile dell'economia cinese offrirà più occasioni alla cooperazione fra i due paesi, se le due parti saranno in grado di trovare dei punti di integrazione nella regolazione della struttura economica, nell'ampliamento della domanda interna e dell'esportazione e nell'innovazione industriale, e promuovere progetti di cooperazione.

L’altro argomento centrale per le attuali relazioni sino-americane è l’influenza nelle faccende e nelle dispute di rilevanza geopolitica, soprattutto per quanto riguarda l’Asia-Pacifico, dove spesso le posizioni delle due superpotenze si contrappongono. E’ il caso ad esempio della contesa con il Giappone sulle
Isole Diaoyu, che interessa direttamente la Cina, ma anche di interessi su altre isole come Taiwan e le Filippine. Come ha osservato Xi, nella regione dell'Asia-Pacifico gli interessi comuni dei due paesi si esprimono al meglio e la cooperazione bilaterale ha più spazio delle divergenze, motivo per il quale Obama si è detto speranzoso di costruire una completa partnership con la Cina negli affari dell'Asia-Pacifico, rafforzando i contatti e il coordinamento e promuovano insieme la cooperazione regionale. Un esempio di successo, a questo riguardo, è la collaborazione nella risoluzione delle tensioni che stanno interessando la Penisola Coreana e che sono state notevolmente attenuate dalla mediazione cinese tra l’alleata Corea del Nord e il Sud influenzato dagli Stati Uniti. Per quanto riguarda il Medio Oriente, invece, Cina e U.S.A. recentemente si erano già trovate in posizioni divergenti, quando il "sì" cinese al riconoscimento alla Palestina del ruolo di Stato osservatore ONU aveva avuto un grande peso nel contrapporsi al "no" americano", e si trovano di nuovo in disaccordo riguardo alla questione siriana, visto che Ia Cina ha sostenuto la Russia nell’opposizione all’intervento militare e nel proporre il piano di mediazione, accettato due giorni fa da Assad, che prevede di mettere sotto il controllo della comunità internazionale l’arsenale chimico di Damasco.

Infine, non si può dimenticare il "nodo" dell’incontro di Giugno tra Obama e Xi, non ancora del tutto sciolto: i
"cyber-attacks". A Febbraio, infatti, gli hacker cinesi dell’Unità 61398 sono stati sorpresi ad appropriarsi di dati di aziende e organizzazioni U.S.A. e l’amministrazione statunitense si era allora scagliata contro questo genere di intromissioni da parte dei cinesi, peccato però che pochi mesi dopo gli stessi Stati Uniti sono stati messi alla berlina dagli scandali legati all’esistenza del programma Prism (che consentirebbe alla National Security Agency americana di "spiare" telefoni, mail e carte di credito dei cittadini americani e di molti stranieri) e al controllo dei server di grandi compagnie (come Facebook, Google, Apple, Yahoo).


-Emilia Maria Pezzini-




Non è una crisi "economica"

Pubblicato da Fabrizio de Francesco in Geopolitica - Cina 27/5/2013


Vorrei che si smettesse di chiamare quella che stiamo vivendo con l'espressione "crisi economica". Lo sconvolgimento degli equilibri mondiali di questi anni va infatti ben oltre i meri rapporti economici: possiamo dire che si tratta di una vera e propria "crisi storica" o "crisi geopolitica".

Il mondo sta vivendo uno spostamento di risorse e di ricchezza, certo, ma anche e soprattutto di potere
, dall'Occidente ad aree del mondo che, almeno dall'epoca del colonialismo - e cioè dal '500 e '600 in poi - dall'Occidente stesso sono state dominate e sottomesse: oggi quelle aree del mondo reclamano il loro posto nella storia. La Cina, ovviamente, è il nemico più pericoloso per gli assetti e gli interessi occidentali; ma non si può dimenticare la Russia, che è ancora la seconda potenza nucleare mondiale e che dispone di risorse energetiche imponenti.

Enormi disponibilità finanziarie, a disposizione soprattutto della Cina, consentono ad ex paesi poveri di "comprare" interi continenti con intenti che di "economico" hanno solo la facciata; dietro di essa si nasconde quella sete di potenza di una nazione su di un'altra che accomuna tutti i periodi della storia umana. Sulle operazioni cinesi in Africa rinvio ad articoli molto recenti su www.asianews.it (clicca qui
) o su Il Fatto Quotidiano (clicca qui). Su quelle in Europa avevo già provato a "lanciare l'allarme" nel mio articolo "Cina: basta con le ipocrisie!" del 17 gennaio scorso, in cui avevo riferito dell'avvertimento dei nostri Servizi Segreti sui rischi dello "shopping" cinese contro aziende italiane di rilevante importanza economica (si veda l'articolo "Shopping cinese in Italia, allarme dei Servizi", uscito su La Repubblica del 10 gennaio 2013: clicca qui).

E' fin troppo chiaro che la presunta "crisi economica" che ha vissuto in questi anni l'Occidente, e che in alcuni paesi - come l'Italia - ancora non vede un concreto spiraglio di risoluzione, non può essere letta attraverso semplici dati economici e, soprattutto, non può essere risolta con le soluzioni proposte dalle scienze economiche. Nel corso della storia umana le crisi geopolitiche si sono sempre risolte con altri mezzi, non ultimo la guerra ("guerreggiata" o "fredda" che sia). Non si vede cosa possa indurci a pensare che la soluzione di questa crisi sarà diversa. Anzi, a dimostrazione dell'esistenza già attuale di una vera e propria guerra fredda, è notizia odierna quella del furto, da parte di hacker cinesi, di sofisticata tecnologia militare americana riportata, fra i tanti, dall'ANSA: "(ANSA) - NEW YORK, 28 MAG - Progetti dei piu' avanzati sistemi di armamento Usa violati da hacker cinesi. Lo dice una commissione di esperti in un rapporto riservato per il Pentagono. Tra i progetti spiati - scrive il Washington Post - ci sono programmi in via di sviluppo che riguardano difese missilistiche, aerei e navi da guerra. Per gli esperti si tratta di 'intrusioni' che hanno dato alla Cina accesso a sofisticate tecnologie e che potrebbero indebolire il vantaggio militare Usa in un eventuale conflitto" (per leggerla sul sito dell'ANSA clicca qui).


L'attuale crisi geopolitica ci pone domande fondamentali: esiste realmente una propensione innata dell'uomo verso la pace e la fratellanza fra i popoli? esiste realmente un concetto di "progresso" per tutta l'umanità, oppure sono possibili solo "progressi" parziali, relativi a singole epoche storiche ed a specifiche aree geografiche? hanno ancora senso organizzazioni come l'ONU? può fondatamente sostenersi che la carta con cui quest'ultima è stata fondata (a San Francisco nel 1945 quale specchio degli interessi geopolitici successivi alla Seconda Guerra Mondiale) sia abrogata per desuetudine - secondo le categorie proprie del Diritto internazionale - almeno nella parte relativa alla "Soluzione pacifica delle controversie" (Capitolo VI, artt. 33 e segg.)? Si tratta di domande epocali che si porranno inevitabilmente nei prossimi anni. Sul piano pratico ho già anticipato di considerare assolutamente necessaria una strategia di totale contrasto e contenimento della Cina da parte dell'Occidente, con qualsiasi mezzo
. Gli Stati Uniti hanno già iniziato a farlo; l'Europa - se esistesse come tale - non dovrebbe esitare a seguirli, anche perché le mire cinesi e la sottile diplomazia di Pechino si sono rivolte da tempo verso il Vecchio Continente, diviso e indebolito al suo interno. Come altrimenti leggere l'incontro fra Angela Merkel ed il premier cinese Li Keqiang di due giorni fa a Berlino, in cui la Cina è riuscita a portare la Germania su posizioni completamente contrarie a quelle dell'Unione Europea in merito al protezionismo contro le merci cinesi? (leggi qui).

Che poi una seria politica di riarmo, di contrapposizione in blocchi e di contenimento militare possa avere concreti benefici economici è dato fin troppo banale: ce lo ricorda persino colui al quale viene universalmente riconosciuta la soluzione della Crisi del '29
, e cioè Franklin Delano Roosevelt, il quale riconobbe senza esitazione che, con la Seconda Guerra Mondiale, il "dottor new deal" era stato ampiamente sostituito dal "dottor vincere la guerra".

_____________________

Riferimenti e annotazioni:

per approfondimenti su tutte le questioni relative alla Cina ed all'Oriente, rinvio alla rubrica "天下 TIANXIA" di Emilia Maria Pezzini sul sito DailyStorm.




La Cina tra repressione e attivismo:
il rapporto annuale di Human Rights Defenders

Pubblicato da Emilia Maria Pezzini in Geopolitica - Cina
21/3/2013

Ospito con grande piacere l'articolo sullo stato dei diritti umani in Cina di Emilia Maria Pezzini, esperta di questioni cinesi sulla testata online  dailySTORM.


Il 15 Marzo, Chinese Human Rights Defender ha pubblicato il suo rapporto annuale sulla situazione riguardo ai diritti umani in Cina: una questione delicata, visto che il Governo della Repubblica Popolare è stato più volte accusato di aver commesso azioni discutibili o addirittura violazioni dei diritti fondamentali, utilizzando come giustificazione la necessità di "armonia sociale" e di norme per il mantenimento della "stabilità" che non prevedono nessuno spazio per le rivendicazioni.

Stando all’opinione di Human Rights Defender, nel 2012, rispetto agli anni precedenti, sono stati riportati un maggior numero di casi di cinesi di etnia Han (la maggioritaria nella Repubblica Popolare) che hanno commesso atti estremi a causa della disperazione e della frustrazione data dalla mancanza di ascolto da parte delle autorità in merito a questioni di importanza fondamentale. Un esempio sono gli individui rimasti uccisi nel tentativo di proteggere le proprie abitazioni e terre agricole da progetti governativi che li avrebbero messi "alla porta". La buona notizia è che, in questo ambito, in seguito a proteste come quella che ha preso luogo a Wukan, diverse amministrazioni locali hanno emanato provvedimenti per venire incontro alle richieste della popolazione e hanno stabilito sistemi più equi di compensazione economica per le espropriazioni terriere.
Ancora più significativi sono gli incidenti che si sono verificati a causa dell’oppressione che lamentano gli appartenenti ad alcune delle 55 etnie minoritarie cinesi tra cui il fenomeno più eclatante sono le autoimmolazioni dei tibetani (rinviamo anche all'articolo "Cina: basta con le ipocrisie", su questo blog). In Tibet e nelle zone limitrofe, infatti, centinaia di persone (tra cui 80 nel 2012), monaci e non, si sono date fuoco per protestare contro la forte repressione culturale, politica e religiosa che le autorità attuano sulla popolazione.

Per quanto riguarda l’attivismo politico, secondo il resoconto di Human Right Defender, nel
2012 si è intensificato il controllo restrittivo delle autorità governative, soprattutto per quanto riguarda l’utilizzo di internet. Metodi come la detenzione dei dissidenti in luoghi segreti e gli "arresti preventivi" senza regolari processi sono più che mai praticati sul suolo cinese, come nel recente caso di Hu Jia, esponente del movimento per i diritti civili ed ecologista, che il 14 Marzo è stato prelevato da casa sua dalla polizia che lo ha interrogato "vivacemente" (riporta segni di violenza fisica) per otto ore, rilasciandolo solo il giorno seguente. D’altro canto, però, i tentativi di intimorire gli attivisti si sono spesso dimostrati fallimentari. Internet, ad esempio, nonostante la censura si è rivelato un mezzo sempre più efficacie nella denuncia della corruzione e degli abusi di potere dei funzionari del Governo. E un segnale positivo potrebbe essere intravisto anche nell’emergere di sempre più numerosi gruppi di attivisti per i diritti umani e nell’aumento della loro influenza sulla società civile cinese: senza dubbio, infatti, nei cittadini sono aumentati il desiderio democraticità e di partecipazione alla vita politica e la consapevolezza dei propri diritti. Lo testimoniano ad esempio, le critiche sempre più accese al sistema di detenzione nei campi di "rieduzazione attraverso il lavoro" detti "laogai", le campagne a favore della libertà dell’informazione e le rivendicazioni di tutti coloro che incominciano a ricorrere alla Costituzione cinese e agli standard internazionali per difendere i propri diritti.

E così, mentre la Cina passa ufficialmente nelle mani del nuovo presidente Xi Jinping, la società cinese e la comunità internazionale sono sempre più interessate alla questione dei diritti della popolazione e ci si augura che siano finalmente lasciati al passato i casi come quello di Liu Xiaobo, il Premio Nobel per la Pace che nel 2008 fu arrestato dal Governo cinese per il suo attivismo a favore dei diritti fondamentali.

-Emilia Maria Pezzini-





Cina: basta con le ipocrisie!
Pubblicato da Fabrizio de Francesco in Geopolitica - Cina
13/1/2013


E' stata appena battuta dalle agenzie di stampa la notizia della prima immolazione del 2013 da parte di un giovane tibetano, un ragazzo di 19 anni, per protesta contro l'occupazione cinese del Tibet.

Questa la notizia, integralmente riportata dal sito dell'ANSA: Tibet, 19enne si dà fuoco per protesta - Prima immolazione del 2013, a darsi fuoco un ragazzo di 19 anni.
"SHANGHAI (CINA) - Un giovane tibetano di 19 anni si è immolato ieri per protestare contro il controllo cinese del Tibet, portando a 96 il numero delle immolazioni dal febbraio 2009. Quella di ieri è la prima immolazione del 2013. Secondo le informazioni, Tseba, di 19 anni, si è dato fuoco nella città di Achok, nella prefettura di Kanlho (Gannan per i cinesi), nella provincia cinese del Gansu, alle 13 circa di ieri, morendo sul posto a causa delle ferite riportate. Dandosi fuoco, il giovane ha urlato slogan per la liberazione del Tibet dall'occupazione cinese e in favore del ritorno del Dalai Lama. Il corpo è stato consegnato alla famiglia. L'area nella quale il giovane si è dato fuoco è stata già teatro di molte immolazioni nell'anno scorso, che è terminato con un bilancio di 81 di questi atti estremi, il più alto da quando, nel febbraio 2009, è cominciata questa forma di protesta contro la Cina. L'ultima immolazione risaliva al 9 dicembre scorso. Le immolazioni sono riprese nonostante le autorità cinesi abbiano rafforzato i controlli nelle aree tibetane, offrendo anche ricompense economiche e taglie per ottenere informazioni. Non solo: da diverso tempo, le comunicazioni nelle aree tibetane cinesi sono a singhiozzo, mentre in alcune sono state tagliate. Non funzionano reti cellulari e telefoniche, inesistenti i collegamenti internet. Nei giorni scorsi agenti di polizia hanno anche sequestrato in case e monasteri (come era già successo a dicembre) antenne satellitari e ricevitori, per vietare ai locali di poter seguire trasmissioni straniere. Il leader spirituale dei buddisti tibetani, il Dalai Lama, in esilio dal 1959 a Dharamsala nel nord dell'India, la scorsa settimana ha chiesto alle autorità di Pechino di capire le ragioni di questi atti, respingendo le accuse, rivoltegli dal governo cinese, di essere dietro a questi atti estremi. Per il leader tibetano, le immolazioni sono indice della disperazione a cui i tibetani sono stati trascinati dalla politica di disinformazione e di censura operata da Pechino, che annienta la cultura tibetana nelle aree" (per leggere la notizia direttamente sul sito dell'ANSA,  clicca qui).

Come rileva la stessa ANSA, l'immolazione di oggi non è certo un fatto isolato, essendo di novantasei
il numero delle persone di cui siamo a conoscenza (ma potrebbero essere molte di più) che si sono uccise dandosi fuoco, dal 2009 ad oggi, per protestare contro l'occupazione cinese del Tibet (vi suggeriamo di guardare questo  video).

Al di là dell'ovvia indignazione
e protesta, il nostro Blog, proprio partendo da questa notizia, vuole iniziare una serie di Post per approfondire la questione cinese, in chiave geopolitica, senza ipocrisie o falsi buonismi.

Anticipiamo sin d'ora che la nostra posizione è quella della necessità di un totale contrasto e contenimento della Cina da parte dell'Occidente, con qualsiasi mezzo
.

Gli Stati Uniti, dopo aver perso un intero decennio in guerre inutili contro nemici inesistenti, strumentali o irrilevanti, si stanno muovendo da tempo - o almeno così speriamo - su questa linea: vi suggeriamo la lettura del numero 6 del 2012 di LIMES - Rivista Italiana di Geopolitica
, significativamente intitolato "USA CONTRO CINA" (vai al sito di Limes). L'Europa, invece, come sempre è in grave ritardo; ed anzi, in Italia ancora non si fa nulla per contrastare lo "shopping" cinese, diretto - in questo grave periodo di crisi economico-finanziaria che ci rende particolarmente vulnerabili ed appetibili - verso imprese ed aziende italiane di rilevante importanza economica: rinviamo al preoccupante articolo uscito su La Repubblica dello scorso 10 gennaio, che riferisce di un allarme in tal senso da parte dei nostri Servizi segreti: "Shopping cinese in Italia, allarme dei Servizi" (clicca qui per leggere l'articolo).

Torneremo a breve sull'argomento ma già da oggi denunziamo che in questa campagna elettorale, già di per sé priva di contenuti, i temi della politica estera, della geopolitica, della difesa dei diritti umani, della guerra e della pace, sono totalmente assenti.





I Manifesti di Eleutheros

Barack Obama
Chicago, 6 novembre 2012
"The best is yet to come"
(vedi)


Barack Obama

Chicago, 5 novembre 2008
"Yes, we can"
(vedi)


Matteo Renzi
Firenze, 2 dicembre 2012
"A
bbiamo dalla nostra parte l'entusiasmo; abbiamo dalla nostra parte il tempo; abbiamo dalla nostra parte la libertà.
Ho ricevuto molto di più di quello che ho dato. Vi ringrazio e vi abbraccio forte
uno per uno
"
(vedi)

Matteo Renzi
Torino, 21 ottobre 2012
"Noi vogliamo andare verso rotte nuove"
(vedi)

Robert Kennedy
Kansas University, 18 marzo 1968
"
Too much and for too long, we seemed to have surrendered personal excellence and community values in the mere accumulation of material things"
(vedi)

Winston Churchill
Londra, 4 giugno 1940
"We shall never surrender"
(vedi)




Angelus Novus
Paul Klee, 1920


"A Klee painting named Angelus Novus shows an angel looking as though he is about to move away from something he is fixedly contemplating. His eyes are staring, his mouth is open, his wings are spread. This is how one pictures the angel of history. His face is turned toward the past. Where we perceive a chain of events, he sees one single catastrophe which keeps piling wreckage upon wreckage and hurls it in front of his feet. The angel would like to stay, awaken the dead, and make whole what has been smashed. But a storm is blowing from Paradise; it has got caught in his wings with such violence that the angel can no longer close them. The storm irresistibly propels him into the future to which his back is turned, while the pile of debris before him grows skyward. This storm is what we call progress".
(Walter Benjamin, Theses on the Philosophy of History, 1940)


Erodoto

"Ἡροδότου Ἁλικαρνησσέος ἱστορίης ἀπόδεξις ἥδε, ὡς μήτε τὰ γενόμενα ἐξ ἀνθρώπων τῷ χρόνῳ ἐξίτηλα γένηται, μήτε ἔργα μεγάλα τε καὶ θωμαστά, τὰ μὲν Ἕλλησι τὰ δὲ βαρβάροισι ἀποδεχθέντα, ἀκλεᾶ γένηται, τά τε ἄλλα καὶ δι᾽ ἣν αἰτίην ἐπολέμησαν ἀλλήλοισι"
(Erodoto, Storie, Proemio)



 
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