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"CHI COMANDA TORINO" - Presentazione del libro di Maurizio Pagliassotti

Pubblicato da Fabrizio de Francesco in "Questioni torinesi" · 21/12/2012 10:03:05
Tags: MaurizioPagliassottichicomandaTorinoFiatOlimpiadi2006

"QUESTIONI TORINESI"


Pubblichiamo con grande piacere questo post per presentare un libro interessantissimo uscito qualche mese fa: "CHI COMANDA TORINO", scritto da Maurizio Pagliassotti (Castelvecchi Editore: clicca qui).

Il libro descrive benissimo, con dovizia di dati, nomi e riferimenti, gli ultimi anni di vita economico-politica torinese, volati via attraverso la "ubriacatura olimpica
" del 2006 e che ci hanno condotto sin ad oggi senza accorgersi che la natura della città è completamente cambiata.

Torino era una città industriale importante, storica; oggi ha la pretesa (illusoria) di reinventarsi come città del turismo, della "movida", degli "eventi", senza accorgersi che il motore di un simile cambiamento non sono stati altro che il debito pubblico
e il cemento.


Abbiamo avuto l'opportunità di fare qualche domanda a Maurizio Pagliassotti
.

1) Come ti è venuta l’idea di scrivere questo libro?
L’idea non è venuta a me, non ho così forti pulsioni all’autodistruzione. Un giorno ho ricevuto un sms da un collaboratore dell'editore Castelvecchi Rx, a me sconosciuto, che in 140 caratteri mi spiegava il progetto. Ho accettato. Mi piaceva la forma transitiva del verbo “comandare”. Certe volte nella vita ci si trova a “combattere” quasi per caso.

2) Un dato che si legge nel libro fa impressione: nel 1997 a Torino Mirafiori venivano costruite 568.368 automobili; dieci anni dopo, la metà (circa 220.000); nel 2012, secondo i tuoi dati, da Mirafiori usciranno solo sessantamila auto. Non sarà che quando ci si chiede cosa si può fare per far restare la FIAT in Italia, non ci si accorge che la FIAT dall’Italia se n’è già andata da tempo, e definitivamente?

Sono convinto che avremo una nuova industrializzazione torinese. E’ un fenomeno già presente negli Stati Uniti, dove lo chiamano
in-sourcing. Le condizioni di lavoro peggiorate renderanno proficua l’allocazione del capitale a Torino. Torneremo quindi ad essere una società operaia, ma con caratteristiche più simili a quelle vissute dalla mia bisnonna. Tempo dieci anni e Mirafiori sfornerà nuovamente 200.000 autovetture. Chi ha comandato ha quindi la responsabilità di non essere stato in grado di portare a compimento un’idea che era ottima. Emanciparci dalla produzione dei “toc”, vivere di cultura, bellezza, arte, sport.

3) Il libro evidenzia e descrive molto bene cosa sta dietro alla vita economica cittadina degli ultimi anni: debito, cemento e appalti pubblici. Come abbiamo fatto a non accorgercene?

Perché è stato rivendicato, portato a modello, esaltato. Un disegno ambizioso e folle. Forse poteva reggere in un contesto privo di clientele, chissà. Piani quinquennali di tipo sovietico in un mercato dei capitali totalmente privato. O non hanno capito come funziona il credito o hanno avuto un delirio di onnipotenza che prevedeva il “controllo” del sistema bancario
post privatizzazioni. Operazione, per altro, riuscita in parte - secondo me - con il passaggio di Sergio Chiamparino da sindaco a presidente della Compagnia di San Paolo. Una visione da comunismo ortodosso, roba da Soviet. Apprezzabile dal mio punto di vista ma completamente folle.

4) Siamo sicuri che Torino possa davvero supplire alla fine dell’occupazione industriale con il turismo e l’organizzazione di eventi?

No. Queste favole non le raccontano più perché i risultati sono stati davvero modesti: a fronte di investimenti senza precedenti nella storia patria. Peccato.

5) In sintesi: chi comanda Torino?

In questo momento un algoritmo che prevede un folle pareggio di bilancio. Una misura che nella storia degli Usa è stata raggiunta solo quattro volte. Manca una visione prospettica e coraggiosa che chieda una rinegoziazione del debito della città del 5% sul capitale. E’ una misura che permetterebbe una ripresa degli investimenti… pubblici. Vabbé, allora forse è meglio fallire se non c’è un totale ricambio generazionale e culturale di chi ha comandato Torino.






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