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La Cina tra repressione e attivismo: il rapporto annuale di Human Rights Defenders

Pubblicato da Emilia Maria Pezzini in Geopolitica - Cina · 21/3/2013 12:12:44
Tags: geopoliticaCinamonacitibetimmolazionidirittiumani

Ospito con grande piacere l'articolo sullo stato dei diritti umani in Cina di Emilia Maria Pezzini, esperta di questioni cinesi sulla testata online dailySTORM.


Il 15 Marzo, Chinese Human Rights Defender ha pubblicato il suo rapporto annuale sulla situazione riguardo ai diritti umani in Cina: una questione delicata, visto che il Governo della Repubblica Popolare è stato più volte accusato di aver commesso azioni discutibili o addirittura violazioni dei diritti fondamentali, utilizzando come giustificazione la necessità di "armonia sociale" e di norme per il mantenimento della "stabilità" che non prevedono nessuno spazio per le rivendicazioni.

Stando all’opinione di Human Rights Defender
, nel 2012, rispetto agli anni precedenti, sono stati riportati un maggior numero di casi di cinesi di etnia Han (la maggioritaria nella Repubblica Popolare) che hanno commesso atti estremi a causa della disperazione e della frustrazione data dalla mancanza di ascolto da parte delle autorità in merito a questioni di importanza fondamentale. Un esempio sono gli individui rimasti uccisi nel tentativo di proteggere le proprie abitazioni e terre agricole da progetti governativi che li avrebbero messi "alla porta". La buona notizia è che, in questo ambito, in seguito a proteste come quella che ha preso luogo a Wukan, diverse amministrazioni locali hanno emanato provvedimenti per venire incontro alle richieste della popolazione e hanno stabilito sistemi più equi di compensazione economica per le espropriazioni terriere.
Ancora più significativi sono gli incidenti che si sono verificati a causa dell’oppressione che lamentano gli appartenenti ad alcune delle 55 etnie minoritarie cinesi
tra cui il fenomeno più eclatante sono le autoimmolazioni dei tibetani (rinviamo anche all'articolo "Cina: basta con le ipocrisie", su questo blog). In Tibet e nelle zone limitrofe, infatti, centinaia di persone (tra cui 80 nel 2012), monaci e non, si sono date fuoco per protestare contro la forte repressione culturale, politica e religiosa che le autorità attuano sulla popolazione.

Per quanto riguarda l’attivismo politico, secondo il resoconto di Human Right Defender
, nel 2012 si è intensificato il controllo restrittivo delle autorità governative, soprattutto per quanto riguarda l’utilizzo di internet. Metodi come la detenzione dei dissidenti in luoghi segreti e gli "arresti preventivi" senza regolari processi sono più che mai praticati sul suolo cinese, come nel recente caso di Hu Jia, esponente del movimento per i diritti civili ed ecologista, che il 14 Marzo è stato prelevato da casa sua dalla polizia che lo ha interrogato "vivacemente" (riporta segni di violenza fisica) per otto ore, rilasciandolo solo il giorno seguente. D’altro canto, però, i tentativi di intimorire gli attivisti si sono spesso dimostrati fallimentari. Internet, ad esempio, nonostante la censura si è rivelato un mezzo sempre più efficacie nella denuncia della corruzione e degli abusi di potere dei funzionari del Governo. E un segnale positivo potrebbe essere intravisto anche nell’emergere di sempre più numerosi gruppi di attivisti per i diritti umani e nell’aumento della loro influenza sulla società civile cinese: senza dubbio, infatti, nei cittadini sono aumentati il desiderio democraticità e di partecipazione alla vita politica e la consapevolezza dei propri diritti. Lo testimoniano ad esempio, le critiche sempre più accese al sistema di detenzione nei campi di "rieduzazione attraverso il lavoro" detti "laogai", le campagne a favore della libertà dell’informazione e le rivendicazioni di tutti coloro che incominciano a ricorrere alla Costituzione cinese e agli standard internazionali per difendere i propri diritti.

E così, mentre la Cina passa ufficialmente nelle mani del nuovo presidente Xi Jinping, la società cinese e la comunità internazionale sono sempre più interessate alla questione dei diritti della popolazione e ci si augura che siano finalmente lasciati al passato i casi come quello di Liu Xiaobo
, il Premio Nobel per la Pace che nel 2008 fu arrestato dal Governo cinese per il suo attivismo a favore dei diritti fondamentali.

-Emilia Maria Pezzini-



Emilia Maria Pezzini [emiliamariapezzini@gmail.com] nasce a Roma nel 1991. Nel 2009, dopo aver frequentato il quarto anno di scuola superiore a Melbourne, si diploma presso il Liceo Ginnasio Statale E. Q. Visconti di Roma. Nel 2012 consegue una Laurea in Lingue e Civiltà Orientali presso La Sapienza. Attualmente cura una rubrica settimanale interamente dedicata al mondo cinese sulla testata online dailySTORM.




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