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Proposte di riforma per la giustizia penale: disciplina dell'interruzione della prescrizione

Pubblicato da Fabrizio de Francesco in Diritto e giustizia - Proposte di riforma · 27/12/2012 18:06:54
Tags: giustiziaprocessopenaleriformeprescrizioneinterruzioneragionevoledurataprocesso


Con il  post dello scorso 16 dicembre (Proposte di riforma per la giustizia civile: istituti di “disclosure” probatoria e di formazione della prova prima del processo) abbiamo iniziato a pubblicare alcune proposte concrete di riforma del sistema giustizia, iniziando con quella civile.

Continuiamo con una proposta, altrettanto concreta, in materia di diritto e procedura penale. Tratteremo in un prossimo post il tema della certezza ed effettività della pena
: oggi preferiamo iniziare con la disciplina dell'interruzione della prescrizione penale.

E' noto, infatti, che nel nostro ordinamento la prescrizione penale continua il suo decorso durante il processo
: ciò rende possibile l’utilizzo del processo stesso a meri fini dilatori. In certi casi, soprattutto in presenza di un termine di prescrizione particolarmente breve (come ormai accade dopo le riforme introdotte negli anni dai vari Governi Berlusconi), l’imputato trae convenienza di per sé dalla prosecuzione del giudizio (non già, si badi, dal suo esito), nei suoi vari gradi ed al limite fino al giudizio di Cassazione, con la speranza che ciò si risolva nel decorso del termine di prescrizione e della conseguente estinzione del reato (in buona sostanza, ormai dilatare i tempi del processo penale per arrivare alla prescrizione è diventata una vera e propria scelta difensiva).


Ovviamente la prima soluzione del problema consiste nella riduzione dei tempi medi dei processi penali, che tuttavia, come più volte ricordato può e deve essere perseguita prima di tutto attraverso investimenti e scelte di tipo economico-organizzativo.

Una riforma della prescrizione penale porterebbe comunque risultati significativi non solo in termini di giustizia sostanziale, ma anche di efficienza del sistema giudiziario e di velocità del processo: in particolare, con l’introduzione della disciplina dell’interruzione della prescrizione penale verrebbe fortemente disincentivato l’uso strumentale e dilatorio del processo
sopra evidenziato (per essere concreti: non servirebbe più impugnare la sentenza di primo grado, e poi eventualmente anche quella di appello, pur in mancanza di valide ragioni giuridiche ed al solo fine di far "correre" la prescrizione, proprio in quanto tale decorso sarebbe interrotto). La prescrizione deve maturare nei confronti di chi abbia compiuto un reato e non venga individuato e perseguito: non può invece trasformarsi in istituto che, una volta individuato un imputato, obblighi il processo a "correre" il più veloce possibile al solo fine di evitarne il decorso, a discapito dell’esigenza di ricerca della verità e della "qualità", sul piano tecnico-giuridico, dell’istruttoria e della decisione.

Ovviamente, il problema è di equilibrio
fra tale esigenza e quella – che appunto della disciplina della prescrizione costituisce il fondamento –  di garantire al cittadino di non vedersi sottoposto a possibile accertamento penale sine die. Il punto di equilibrio va ricercato prima di tutto nel momento che può essere individuato come idoneo ad interrompere il decorso della prescrizione. Tale momento può essere individuato, a nostro avviso, con quello di esercizio dell’azione penale da parte del pubblico ministero (controbilanciato da decadenze processuali – oltre che da precise responsabilità – in capo a quest’ultimo, in modo tale da evitare un uso eccessivamente frettoloso dell’esercizio dell’azione penale stessa e da sanzionare azioni introdotte al solo fine di interrompere il decorso della prescrizione e senza aver compiuto un’adeguata istruzione probatoria).

E’ appena il caso di segnalare che tale disciplina esiste nei principali paesi europei
.
E’ ad esempio chiarissimo l’art. 7 del Codice di procedura penale francese, secondo il quale "En matière de crime et sous réserve des dispositions de du code pénal, l'action publique se prescrit par dix années révolues à compter du jour où le crime a été commis si, dans cet intervalle, il n'a été fait aucun acte d'instruction ou de poursuite. S'il en a été effectué dans cet intervalle, elle ne se prescrit qu'après dix années révolues à compter du dernier acte. Il en est ainsi même à l'égard des personnes qui ne seraient pas impliquées dans cet acte d'instruction ou de poursuite
" (gli artt. 8 e 9 dettano analoghe disposizioni per delitti e contravvenzioni).
Per evitare il rischio che, a fronte di un termine di prescrizione interrotto dall’esercizio dell’azione penale, il processo possa avere una durata indefinita, si potrebbe prevedere o un termine di durata massima del processo (complessivamente, nei suoi vari gradi), oppure adottare la soluzione del diritto tedesco, nel quale la prescrizione viene interrotta nel caso di compimento degli atti tipici dell’autorità giudiziaria – quali interrogatori, incarichi a periti, sequestri e perquisizioni, ordini di arresto, fissazione di udienza ecc. – e, dopo ciascuna interruzione, la prescrizione ricomincia a decorrere dall’inizio, anche se la perseguibilità del reato è comunque, al più tardi, prescritta quando sia trascorso il doppio del termine legale di prescrizione.

Si tratterebbe di una riforma "a costo zero" con immediati effetti deflattivi del sistema giudiziario penale.

(Si segnala che le proposte di riforma sopra riportare sono state elaborate, oltre che dall'autore del post, anche dal Comitato "Per i diritti... con Matteo Renzi", che ha sostenuto la candidatura di Matteo Renzi alla primarie del centro-sinistra del 2012 ed ha contribuito allo sviluppo del suo programma elettorale)




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